Coming Out Day, intervista ad Andrea Giuliano

Per il Coming Out Day, RAOT ha fatto alcune domande ad alcuni personaggi che gravitano nella comunità LGBTQI+ italiana. Abbiamo chiesto loro di raccontarci del loro coming out e di quanto sia cambiata la loro storia. Qui di seguito troverete la nostra conversazione con Andrea Giuliano:

attivista LGBTQI+ costretto a fuggire dall’Ungheria, paese in cui ha vissuto e militato parecchi anni, a causa di una taglia sulla testa da parte di un gruppo neonazista ungherese a seguito di una sua provocazione durante il pride di Budapest del 2014. Potete trovare maggiori particolari sulla sua storia nel documentario “The Right To Provoke” prodotto da Mátyás Kálmán e Róbert Bordás del TASZ / HCLU (Hungarian Civil Liberties Union)

Com’è andata la prima volta che hai fatto coming out?

Era il 2001, avevo 20 anni e l’ho detto a mia sorella. Mi stavo vedendo con un uomo di circa 30 anni. Non era una relazione stabile, ma siccome ero contento di cominciare a vivere meglio la mia sessualità decisi di dirglielo. Inizialmente prese bene la notizia, anche se poi cominciò a controllarmi e a fare pressione perché smettessi di vederlo. All’epoca avevo anche relazioni eterosessuali, e negli anni a venire ho sempre visto la sua approvazione (da me non richiesta) verso le mie partner, mentre con gli uomini c’erano sempre problemi. L’ultima volta che le ho presentato qualcuno era il 2010.

Sei mai stat* “dall’altra parte della barricata”? Qualcun* ha mai fatto coming out con te? Cos’hai sentito, come hai reagito?

Sì, tantissime volte. A parte un’occasione in cui il ragazzo che stava facendo coming out ci stava anche provando (e non troppo educatamente), sono sempre stato aperto e disponibile nei confronti di queste persone, ringraziandole per la fiducia e l’intimità.

Hai mai vissuto una situazione di outing? Come ti sei comportat*?

Purtroppo ho vissuto anche quella. Avevo 19 anni, e un ex compagno di scuola con cui avevo fatto qualcosa cominciò a espormi. Lo disse anche alla mia ex. Mi incazzai parecchio.

Com’è cambiata la tua vita da quando hai iniziato a vivere il coming out? Ha avuto qualche influenza sui tuoi affetti o sul tuo lavoro?

Ogni coming out è stato un toccasana, la conferma di quanto sia importante vivere secondo la propria natura e non secondo quella imposta da altre persone o dalla società in cui viviamo. Fare coming out mi ha aiutato a crescere, non solo nelle relazioni affettive e sessuali, ma anche nel lavoro e nella vita quotidiana. Se durante le prime esperienze lavorative ho subito un po’ di discriminazione sulla base del mio orientamento sessuale, non appena raggiunta un po’ più di consapevolezza sono diventato una roccia. Sono riuscito a vedere le cose in grande, collegando le lotte per i diritti civili a quelle per i diritti sociali, e non ho più subito. Purtroppo quella per i diritti umani è una lotta continua, e purtroppo in molte parti del mondo milioni di persone LGBTQIA rischiano discriminazioni, stupri, violenze, la galera e addirittura la vita solo per il fatto di esistere. Da questo punto di vista il coming out è un privilegio, e personalmente ritengo fondamentale combattere anche per chi adesso non può farlo. È faticoso e bisogna sapersi preparare a perdere qualche battaglia, ma ne vale la pena. Fidatevi.

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