Coming Out Day: intervista a Wajahat Abbas Kazmi

Wajahat Abbas Kazmi è un attivista che molto ha fatto per la comunità LGBT+ islamica sia in Italia che all’estero. Con il suo documentario “Allah Loves Equality” ha gettato una luce diversa sull’omosessualita all’interno del mondo musulmano. Abbiamo chiesto a Wajahat di rispondere alle nostre domande e questa è la testimonianza che ci ha donato.

Com’è andata la prima volta che hai fatto coming out? Quanti anni avevi? Cosa ti ha portato a quella decisione? Ti preoccupava qualcosa?
Il mio coming out è stato quattro anni fa, nel 2015. Mi trasferii qui, dal Pakistan, con i miei genitori all’età di 15 anni. La tradizione dei matrimoni combinati, mi portò a fidanzarmi con una delle mie cugine. Una relazione che durò sette anni, prima della mia decisione di dichiarare la mia omosessualità. Non volevo rendere triste la vita di questa donna e avevo il grande desiderio di vivere onestamente la mia vita dandomi la possibilità di creare la mia famiglia con un uomo. Mi spaventava fare la fine di molti ragazzi pakistani omosessuali come me che si sono sposati con donne e hanno avuto figlie, non riuscendo a fare il mio stesso passo e vivendo una vita molto triste. Nel tempo sono riuscito a fare pace anche con la mia religione: all’inizio credevo sulle interpretazioni omofobe del Corano, ma col tempo ho scoperto che l’Islam non è una religione che odia gli omosessuali. Lo stesso Allah dice che non c’è nulla di sbagliato nell’essere omosessuali. I miei genitori non erano molto conviti di questo mio passo, come si può immaginare da parte di una famiglia pakistana. Non abbiamo più molto dialogo perché convincerli che sia una cosa normale è difficile. Ma poteva andare molto peggio. Spero comunque di riuscire a dialogare con loro in futuro e fargli capire che non c’è nulla di male in tutto questo.


Sei mai stato “dall’altra parte della barricata”? Qualcuno ha mai fatto un coming out con te? Cos’hai sentito, come hai reagito?

Non ho esperienze di questo tipo, ma ci sono persone che spesso mi contattano parlandomi delle loro storie. Sono felice di poter contribuire a dare un segnale forte a molti giovani omosessuali islamici come me.

Hai mai vissuto una situazione di outing? Come ti sei comportato?

Non ho mai vissuto una situazione di outing. In molti casi nella cultura mussulmana dei matrimoni combinati, molti gay e lesbiche sono costretti a sposare etero, subendo torture per tutta la vita. La mia posizione da persone privilegiata che vive in Europa, mi da la possibilità di poter portare un messaggio importante per tutti gli omosessuali islamici in Italia e fuori dall’Italia. L’esperienza di essere liberi è l’unica esperienza percorribile.

Com’è cambiata la tua vita da quando hai iniziato a vivere il coming out? Ha avuto qualche influenza sui tuoi affetti o sul tuo lavoro?

Essere sinceri con se stessi fa in modo che anche le altre persone possano mettersi nella condizione di accettarti e comprendere. Sia a lavoro sia nella quotidianità, tutti mi hanno dimostrato tutto il loro affetto. Non è cambiato niente e spesso sono interessati a sapere la mia storia, sono incuriositi anche dall’aspetto religioso della questione, vogliono sapere come vive la comunità LGBT+ nei paesi islamici. Tutto questo grazie al mio coraggio di fare coming out. La reazione più bella è quando i tuoi connazionali o persone di altri paesi islamici, ti contattano scrivendoti “sei una grande fonte di ispirazione. Speriamo anche noi, in futuro, di fare il tuo stesso passo”. Questo ti conferma che il coming out è importante e utile perché riesci a dare coraggio ad altri nel farlo.

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