Io e Lei: recensione del film

Prima di iniziare la recensione penso sia doveroso descrivere quali erano le mie aspettative nei confronti di questo film: basse. Molto basse. Praticamente sotto terra.

Non sono un’amante del cinema italiano, non ho la televisione, non penso di aver mai visto un lavoro della Ferilli ma la conosco per le dichiarazione al limite dell’omofobia a cui si è lasciata andare qualche anno fa:

La sinistra sbaglia nel momento in una coppia gay viene messa al primo posto di una coppia eterosessuale, intesa come famiglia nel senso tradizionale, e noi il senso tradizionale lo dobbiamo rispettare… perché invertire delle tendenze che sono giuste e si appoggiano su fondamenti giusti? (fonte)

Entro quindi al cinema con il solo scopo di scrivere questa recensione, preparandomi ad un’ora e mezza di noia e trash made in Italy. E se il trash c’era ed era tutto racchiuso nel tatuaggio sulla mano della Ferilli, la noia quella proprio no. E dopo appena pochi minuti di visione già pensavo: “ma non è che sia poi così male…”

Io e Lei non è un film impegnato, non è un film politico, non parla di diritti. Io e Lei è una commedia italiana semplice, spiritosa e banale. E il suo punto di forza, la sua rivoluzione, sta proprio lì, nella banalità, nell’ordinarietà.

Siamo lontani anni luce dai travagli di adolescenti appena scoperti omosessuali, dalle tragedie omofobe, dalle poiane e dai drammi esistenziali che hanno caratterizzato tanto cinema e letteratura contemporanei. Qui parliamo di normalità, di una storia come tante, una storia che è omosessuale ma potrebbe benissimo essere eterosessuale. Una storia ambientata in un’Italia che è pronta e in cui ci sono, è vero, episodi di omofobia, ma sono episodi al di là dei quali c’è una maggioranza di persone mentalmente aperte. E forse adesso sta proprio a noi liberarci dai nostri pregiudizi verso il prossimo. È questo che ci insegnano le protagoniste, a dare a chi ci sta intorno la chance di potersi dimostrare a proprio agio con la nostra omosessualità.

Due donne mature quindi, una (Marina – Sabrina Ferilli) lesbica dichiarata, ex attrice e ora imprenditrice nel campo della ristorazione e l’altra (Federica – Margherita Buy) architetto di successo con alle spalle un matrimonio eterosessuale e un figlio e che ancora, dopo 5 anni di convivenza con Marina, non riesce a dire al mondo che sta con una donna. Uno spaccato quindi di una relazione consolidata ma con i suoi problemi, una relazione come tante, omo o etero che sia, due persone che si amano da tempo, vivono insieme, mangiano davanti alla propria serie tv preferita, si amano, litigano e fanno cose assolutamente banali come lavarsi i denti o leggere a letto.

E sì, in un’Italia in cui la Chiesa parla ancora dell’omosessualità come perversione, in tutto questo c’è della rivoluzione.

La commedia scorre bene e leggera fino alla fine, con battute che mi hanno fatto ridere parecchio in più di un’occasione (a parte una caduta di stile in cui ho letto un pelo di razzismo ma forse sono io particolarmente sensibile sul tema).

Se devo muovere una critica al film invece è la completa di mancanza di sesso o intimità fisica. Cosa che, in una storia d’amore, lascia davvero perplessi. C’è un unico bacio in tutto il film, una scena senza passione, senza trasporto, che sembra quasi finta. E se capisco che in una commedia leggera all’italiana non c’era davvero spazio per amplessi in stile La vita di Adele, si sarebbe quantomeno potuto osare di più e dare la chance al pubblico di accettare un bacio lesbico come si deve in un film che parla appunto di amore lesbico.

Ultima nota positiva è stata la platea: variegata, tante donne, tante donne etero, tante donne etero in là con gli anni.

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