La vera storia dietro The Danish Girl

The Danish Girl, film in questi giorni al cinema, parla della storia vera di di Lili Elbe, una delle prime persone ad essere identificata come transessuale e la prima ad essersi sottoposta ad un intervento chirurgico di riassegnazione del sesso.

Ambientato nella Copenhagen degli anni venti, il film tratteggia la presa di coscienza di sé del pittore paesaggista Einar Wegener. Sposato con  Gerda Wegener, anche lei pittrice, un giorno si lascia convincere a posare per lei in abiti femminili. Quello che doveva essere solo un gioco tra i due, scuoterà Einar nel profondo fino a far emergere la propria natura femminile. Questo lo porterà a  frequentare i salotti mondani vestito da donna e a scindere le due personalità, quella di Einar e quella di Lili, fino ad annientare quella del pittore, vivendo la propria vita solo come Lili.

Sostenuta dalla moglie Gerda e ben sapendo i pericoli cui andava incontro, Lili si sottopone a due operazioni, una per la rimozione del pene e l’altra per la ricostruzione della vagina, che gli risulterà poi fatale.

Il regista Tom Hooper ha messo in scena un film toccante, pieno di sentimenti che bucano lo schermo complice anche la fotografia di Danny Cohen e la magistrale interpretazione del trasformista Eddie Redmayne.

Presa dall’entusiasmo, tornata a casa dal cinema ho subito cominciato a fare ricerche sulla vicenda.

Il primo motivo di disappunto nasce dal fatto che il libro autobiografico di Lili Elbe, Man Into Woman, non è stato tradotto in italiano (non sia mai che l’editoria italiana colga l’occasione per stampare un libro di sicuro mercato) ma si trova solo in inglese su Amazon: Lili: A Portrait of the First Sex Change (Man Into Woman)

Il secondo sconcertante motivo di disappunto è stato scoprire che la storia è stata completamente stravolta.

Quella di Einar Wegener è una storia di intersessualità e non si transessualità: un medico di Dresda dice di aver notato in Lili delle ovaie rudimentali e una quantità di ormoni femminili nel sangue superiore a quelli maschili.

In balia di medici con poche conoscenze e molta voglia di tentare l’intentato, Lili si sottopone a cinque operazioni in un periodo di due anni. Il primo intervento fu la rimozione dei testicoli (orchiectomia). La seconda operazione consistette nella rimozione del pene e nel trapianto delle ovaie, rimosse in un secondo momento con altri due interventi occorsi a causa di un rigetto e di altre gravi complicazioni. La quinta operazione fu il trapianto dell’utero, per poter consentire a Lili, allora quasi cinquantenne, di diventare madre.

La sua storia sul cambio di sesso suscitò la curiosità della stampa in Danimarca e in Germania, tanto che l’allora re di Danimarca, Cristiano X, invalidò il suo matrimonio con Gerda (divenuta famosa a Parigi come illustratrice erotica) nell’ottobre del 1930. Nello stesso anno riuscì ad ottenere il riconoscimento legale del suo nuovo sesso e il cambio di nome, ricevendo il passaporto come Lili Elbe.

Gerda Wegener, Cuckoo, 1920.

Lili Elbe morì nel 1931 a causa di complicazioni, tre mesi dopo la sua quinta e ultima operazione. Si pensa che la causa della sua morte sia stato il rigetto dopo l’impianto dell’utero.

Tutto questo nel film è lasciato a pochi fugaci riferimenti difficili da notare se non si è letto la biografia.

La mia idea è quella di un film che non ha avuto il coraggio di rendere giustizia a Lili, più attento a rimanere nel politically correct e nel buonismo sentimentale piuttosto che a raccontare una storia complicata, dalle molte ombre, fatta di sofferenza, errori medici e ricerca spassionata di correggere quello che Lili viveva come un errore della Natura. La storia di un essere umano che pensava di essere nato con due individui distinti al suo interno che si battevano per la supremazia:

“Sono finito,” scrive Einar nel suo diario nel febbraio 1930 “Lili lo sa ormai da molto tempo. Ecco come stanno le cose. E di conseguenza si ribella più vigorosamente ogni giorno.”

Comments 14

  • Elianda04/03/2016 at 07:47

    Ho letto l’articolo e non sono d’accordo perché pone in contrasto quello che c’è nel romanzo e quello che c’è nel film. Le due forme d’arte non vanno mai messe in relazione. Ognuna vale per sé. E il film è bellissimo proprio per le inquadrature e i colori. Oltre alle emozioni che sa creare in chi vive la storia di Elbe come la ricerca della propria individuazione. Dignità per sè e amore fino alle estreme conseguenze non è buonismo.

  • Elianda05/03/2016 at 09:02

    P.s . Il libro esiste edizioni Guanda, Titolo: “La danese.”

    • Barbara Sergenti09/07/2017 at 12:44

      Quello é il romanzo,ripubblicato con il titolo “The danish girl”.La biografia non esiste in italiano.

  • Renée13/03/2016 at 11:04

    Concordo pienamente con Eliana.
    Il film, secondo il mio modestissimo parere, rende alla perfezione la sofferenza e la lotta tra le due identità senza la necessità di sovraesporre il lato clinico. Io l’ho percepito come se il regista volesse dare un taglio più introspettivo ed evidenziare il rapporto di coppia. L’ho adorato!

  • Giulia12/05/2016 at 20:09

    Per me il film rappresenta veramente bene ciò che Lili provava. Oltretutto mi sono commossa più per il finale del film che del libro. Volevo chiedere alcune cose: nel libro dice che Liliana aveva delle piccole ovaie nascoste.E’veramente stato così? Poi volevo anche chiedere se è veramente sicuro di trovare man into woman solo su amazon
    Grazie per l’attenzione!

  • Benedetta Caldarola25/09/2016 at 22:10

    C’è una qualunque possibilità che conoscete per ottenere una traduzione del libro?

    Grazie Lidia Borghi per il tuo link.

  • Noemi07/01/2018 at 01:17

    The Danish girl è il libro scritto da David ebershoff e racconta la storia di Einar e Greta che si sposano e dove si trasferiscono etc mentre Woman into man sono le memorie scritte da lily
    Ps:il libro the danish girl è stupendo, il film è davvero fantastico

  • Angela04/08/2018 at 15:05

    Cara Valentina Bianchini, ma io dico, ci battiamo tanto, ogni giorno, per far capire che la propria identità sessuale non conta nulla, che non va dichiarata ai quattro venti perché non ce ne è bisogno, e che soprattutto non deve essere fonte di discriminazione (e The Danish Girl, film a mio parere meraviglioso, cerca di farcelo capire senza trascurare nessun punto di vista -raccontando sia del singolo che cerca la propria identità sessuale, sia chi gli sta attorno-), e tu a che pro scrivi nella tua descrizione di essere lesbica?
    Non sono d’accordo sul fatto che The Danish Girl non renda giustizia a Lili Elbe, rimanga nel buonismo sentimentale e non racconti una storia complicata e piena di ombre. Al contrario trovo che il film racconti una storia bellissima, struggente e per l’epoca unica nel suo genere, che fa da esempio a migliaia di persone alla ricerca della propria identità, nella migliore maniera cinematografica possibile

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