Omosessuali ed olocausto nella Germazia nazista

Con la parola omocausto si intende lo sterminio delle persone omosessuali da parte del regime nazista.

Prima dell’avvento del Terzo Reich in Germania, nonostante fosse in vigore il Paragrafo 175, un articolo del codice penale tedesco in vigore dal 15 maggio 1871 al 10 marzo 1994 che considerava un crimine i rapporti sessuali di tipo omosessuale, Berlino veniva considerata una città liberale con molti locali gay, nightclub e spettacoli di cabaret. C’erano anche molti locali dove turisti e residenti eterosessuali ed omosessuali potevano praticare il travestitismo. Dall’inizio del secolo apparvero inoltre movimenti di liberazione omosessuale.

Il delirio nazista iniziò fin da subito la liquidazione sistematica di tutti gli elementi considerati “diversi” e che minacciavano la purezza della “razza ariana”. Milioni di persone, in prevalenza ebrei, ma anche zingari, Testimoni di Geova, atei, oppositori politici, portatori di handicap fisici e mentali, prostitute ed omosessuali, vennero perseguitate.

Alla fine di febbraio 1933 il partito dà il via in grande stile alla “pulizia” della capitale dai club di omosessuali e “omofili”; mette fuorilegge qualsivoglia pubblicazione inerente ad argomenti sessuali e vieta l’attività a tutti i gruppi ed associazioni gay e lesbiche esistenti.

Venne creata una sezione della Gestapo che aveva l’ordine di compilare speciali liste di individui omosessuali. Nel 1936, Heinrich Himmler, comandante delle SS, creò l’Ufficio centrale del Reich per la lotta all’omosessualità e all’aborto. Il decreto costitutivo di questo nuovo ufficio recitava:

Le attività omosessuali di una non trascurabile parte della popolazione costituiscono una seria minaccia per la gioventù. Tutto ciò richiede l’adozione di più incisive misure contro queste malattie nazionali.

Ovviamente i rapporti omosessuali, considerati «sterili» ed «egoistici» vennero visti come un tradimento alle politiche demografiche di potenziamento del popolo non essendo i gay in grado di riprodursi e perpetuare così la «razza ariana» destinata ad essere padrona del mondo. Per la stessa ragione anche la masturbazione venne considerata dannosa al Terzo Reich, seppur trattata con minor severità:

Gli individui più vili sono all’opera per intossicare la nostra gioventù, nel periodo più importante per il suo sviluppo. E lo Stato è incapace di reagire. Perché? […] Perché tutti i partiti dai quali escono i Ministri, devono scendere a patti con i capibanda pederasti, che sono i loro amici politici […] Questa contaminazione […] è la prova della collusione irremovibile tra marxismo, pederastia e intossicazione sistematica della gioventù […] tedesche, donne del popolo lavoratore, marciate con noi nazionalsocialisti e mandate al diavolo i vostri corruttori!

(Il quotidiano nazista Volkischer Beobachter)

Quegli omosessuali che non dissimulavano il proprio orientamento sessuale o che non erano disposti a fare matrimoni di convenienza hanno cominciato così ad essere “raccolti” ed inviati a tempo indeterminato – come metodo curativo – a duri campi di lavoro in campagna. Più di un milione di tedeschi sospettati di “attività omosessuali” sono stati presi di mira, di cui almeno 100 mila sono stati arrestati, interrogati e processati, e non meno di 50 mila condannati alla carcerazione. Altre centinaia di uomini sono stati sottoposti a castrazione o sterilizzazione obbligatoria dietro ordine diretto dei tribunali.

Il triangolo rosa era il marchio di stoffa che veniva cucito sulla divisa degli internati per omosessualità maschile, in base al paragrafo 175, nei campi di concentramento nazisti.

I gay soffrirono di un trattamento particolarmente crudele all’interno dei campi di concentramento. Questo può essere attribuito sia al duro atteggiamento delle SS di guardia nei confronti dei gay, come pure agli atteggiamenti omofobici ben radicati nella società nazista. L’emarginazione inflitta agli omosessuali nella vita sociale tedesca dell’epoca si rifletteva nei campi di concentramento. Alcuni morirono a seguito di feroci bastonature, in parte effettuate da altri deportati. Il tasso di mortalità tra gli internati omosessuali fu di circa il 60%, contro il 41% dei deportati politici e circa il 35% dei Testimoni di Geova, seconda solo al tasso di mortalità degli internati di origine ebraica.

I medici nazisti utilizzarono spesso i gay in esperimenti “scientifici” atti a scoprire il “gene dell’omosessualità” e poter così guarire i futuri bambini ariani che fossero stati omosessuali. Particolarmente crudeli le sperimentazioni del medico delle SS Carl Vaernet che effettuò uno studio su di un preparato a base di ormoni di sua invenzione sugli internati omosessuali nel campo di Buchenwald: circa l’80% degli internati sottoposti alla “cura” a base di massicce dosi di testosterone non sopravvisse.

Il racconto di un omosessuale sopravvissuto all’Olocausto, l’alsaziano Pierre Seel, fornisce dettagli sulla vita durante il periodo nazista. Quando i nazisti assunsero il potere il suo nome apparve in una lista di omosessuali locali che ricevettero l’ordine di presentarsi presso la stazione di polizia. Seel obbedì all’ordine per evitare ripercussioni ai propri familiari. All’arrivo alla stazione di polizia egli, insieme ad altri gay, venne picchiato; ad alcuni, che cercarono di resistere, vennero strappate loro le unghie dagli uomini delle SS. Altri ancora vennero sodomizzati con bastoni spezzati che causarono lesioni ed emorragie intestinali. Dopo il suo arresto, Seel venne inviato nel campo di concentramento di Schirmeck. Qui Seel racconta che durante un appello mattutino il comandante del campo annunciò un’esecuzione pubblica. Un uomo venne portato fuori e Seel lo riconobbe: era il suo amante diciottenne. Seel prosegue raccontando che le guardie del campo lo spogliarono degli abiti e che posero un secchio metallico sopra la sua testa, quindi gli aizzarono contro i cani lupo addestrati che lo sbranarono fino ad ucciderlo.

Le donne non vennero legalmente perseguitate dalla legge nazista contro gli omosessuali: il paragrafo 175 discriminava infatti esclusivamente l’omosessualità maschile.  Al di là delle leggi, la persecuzione e la repressione delle lesbiche va inquadrata nella più ampia concezione nazionalsocialista secondo cui il ruolo delle donne era limitato alla famiglia ed alla cura dei figli e per questo era considerato più semplice persuaderle o forzarle ad accettare un orientamento di tipo eterosessuale. Le lesbiche vennero viste come un pericolo ai valori dello stato e spesso marchiate dallo status di “asociali” (indossando in tal caso il triangolo nero anziché il triangolo rosa). La qualità di lesbica era considerata spesso un’aggravante rispetto appunto all’asocialità o ad altre imputazioni (ovvero all’essere ebree, ladre, prostitute, etc.). Gli studiosi riportano casi di lesbiche nei campi di concentramento di Dachau, Ravensbrück, Flossenbürg, Hohenstein, Moringen. Presso il campo di Flossenbürg era attivo un bordello, nel quale le lesbiche erano particolarmente ricercate ed esposte al sadismo ed alle perversioni dei gerarchi.

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